Nel mare ci sono i coccodrilli è il libro di Fabio Geda che racconta la vera storia di Enaiatollah Akbari, un ragazzo afgano che ha vissuto una vera Odissea tra vari paesi fino a fermarsi in Italia. Quella di Enaiatollah Akbari è una storia triste, ma potremmo dire a lieto fine, moltissimi bambini afgani, infatti, non sono riusciti a venire fuori dalla terribile condizione che li vede arruolati nell'esercito dei talebani a partire dall’età di sette otto anni.
I bambini afgani hanno un destino già segnato ed è proprio questo destino che la madre di Enaiatollah vuole cercare di cambiare quando lo porta in Pakistan e lo abbandona a se stesso, ad una sorte incerta, ma forse migliore di quella che certamente lo attende al suo paese. Certo a noi madri occidentali può sembrare un gesto folle, ma chi conosce la drammatica situazione afgana può comprendere che si tratta di un disperato gesto d’amore.
Trama
Enaiatollah nasce nel piccolo villaggio di Nava tra le montagne a sud di Kabul e appartiene all’etnia hazara. Il padre lavora per i contrabbandieri di etnia Pasthun, trasportando merci, ma quando muore per mano di banditi che vogliono rubare il carico, Enaiatollah diventa una merce di risarcimento per il danno subito. La madre cerca di nasconderlo per evitare che venga reclutato dai talebani e trasformato in schiavi o in piccoli kamikaze. Quando però non riesce più a farlo perché Enaiatollah ha ormai quasi dieci anni, decide di partire e accompagna il figlio in Pakistan e, a Quetta, lo abbandona al suo destino dopo avergli fatto promettere che nella sua vita non avrebbe mai fatto uso di droga o utilizzato armi.
Il bambino si ritrova solo in un paese difficile, ma con una forza d’animo che solo una vita di sofferenze e terrore riesce ad incutere, affronta la sua situazione e cerca di sopravvivere facendo vari lavoretti.
Attraversa il Pakistan ed arriva in Iran dove lavora nelle cave di pietra, sempre con l’incubo di essere scoperto dalla polizia. Nella speranza di trovare una sistemazione migliore accetta di fare un viaggio in Turchia al limite della sopravvivenza stipato insieme ad altri clandestini nel sottofondo di un tir e poi ancora arriva in Grecia dopo una traversata in canotto cui sopravvive per miracolo.
Finalmente arriva in Italia dove a Torino ha la fortuna di incontrare una famiglia che lo prende in affido e lo aiuta ad affrontare le lungaggini burocratiche per ottenere il permesso di soggiorno.
Oggi Enaiatollah è un uomo libero che ha lavora e studia e che nonostante la sua terribile avventura ha ritrovato quel sorriso negato a tanti altri bambini del suo paese. E’ in quest’ottica che Enaiatollah rivive la sua odissea, si sente infatti un fortunato che è riuscito a sconfiggere un tragico destino già prestabilito ed a riconquistare il più elementare dei diritti umani, il diritto alla vita.
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