Siamo nel sesto cerchio, alle porte della città di Dite dove vengono puniti gli eretici.
Dante appare preoccupato poichè, in seguito al colloquio con i diavoli custodi della città, questi non consentono ai due poeti l'ingresso.
Virgilio spiega a Dante che arriverà qualcuno che li farà entrare sollecitato dall'alto dove si desidera che il loro cammino proceda.
Nell'attesa i due poeti parlano tra loro e Virgilio racconta di essere già entrato una volta nella città di Dite, inviato a riportare un'anima in vita.
Mentre Virgilio continua il suo racconto, Dante viene attratto da un'altra visione: dalla torre fiammeggiante della città, si levano in volo tra figure femminili coperte di serpenti che urlano e si disperano. Sono le Erinni, Megera, Aletto e Tesifone, serve di Persefone la dea dei lamenti infernali.
Le tre figure infernali si scagliano contro i poeti e Dante spaventato chiude gli occhi, ma all'improvviso un gran rumore lo costringe a guardare. Una figura alata con in mano una verghetta, avanza nella palude senza bagnarsi e Dante capisce che deve trattarsi del messo celeste.
Questi infatti tocca la porta con la verga che si spalanca all'istante e rapidamente si allontana. Dante e Virgilio possono dunque entrare nella città infernale e alla loro vista appare una distesa desertica cosparsa di tomba da cui fuoriescono fiamme e grida.
Virgilio spiega che in quelle tombe sono sepolti gli eretici, che avendo in vita negato la vita ultraterrena, vengono puniti come morti tra i morti.
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