Lucia viene affidata dall'Innominato alle cure della "Vecchia" che esegue gli ordini e insieme al Nibbio conduce la poverina al castello. Il bravo si reca dall'Innominato per informarlo della riuscita dell'operazione e gli confida di aver provato compassione per Lucia.
L'Innominato, turbato, vorrebbe consegnarla subito a Don Rodrigo, ma una voce interiore glielo impedisce, la voce della coscienza dell'uomo ormai vecchio, che cerca di impedirgli un altro delitto, e sente il bisogno di vedere Lucia.
Il dialogo tra la vittima ed il suo aguzzino si impernia tutto nella famosa frase "Dio perdona tante cose per un atto di misericordia". Lucia infatti supplica l'Innominato di lasciarla andare e il terribile signorotto, già provato da una crisi interiore, rimane colpito dalla disperazione della ragazza e promette di liberarla l'indomani.
Partito l'Innominato, la vecchia porta del cibo a Lucia che lo rifiuta e si raggomitola, stremata, in un cantuccio. Sopraffatta dai tumultuosi eventi Lucia si assopisce, ma si riscuote all'improvviso come chiamata da una voce interiore. Riconosce la sua prigione, le ritornano in mente le vicende della giornata e prostrata si affida a Dio e fa voto di Verginità.
Anche l'Innominato veglia nella sua camera, ossessionato dall'immagine di Lucia. Ora prova orrore per tutto il male che ha commesso nella sua vita e sprofonda nella disperazione più nera ossessionato dal pensiero della morte e dal pensiero di quel Dio misericordioso, a lui sconosciuto, che perdona anche i peggiori crimini per un atto misericordioso.
Solo al pensiero che l'indomani avrebbe liberato Lucia, il malvagio esce dalla cupa disperazione e riesce a placare il suo animo. Intanto è l'alba ed il suono delle campane a festa annuncia la venuta del Cardinale Federico Borromeo, cui l'uomo nuovo pensa di rivolgersi per volgere al bene il tempo che gli rimane da vivere.
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