Gratis il riassunto della guerra civile in Libia che vede lo scontro armato tra le truppe del colonnello Gheddafi e quelle dei rivoltosi.
La Jamahiritya (regime delle masse) di Gheddafi
Al termine della seconda guerra mondiale la Libia, colonia italiana, era passata sotto il dominio di re Hidrys. Nel 1969 un gruppo di ufficiali, guidato dal colonnello Muhammar Gheddafi, depone il re e proclama la Jamahirya di cui diviene presidente.
Ispirato inizialmente al panarabismo di Nasser, Gheddafi elabora poi un’ideologia tutta sua, esplicitata nel famoso Libro Verde che è una sintesi di nazionalismo islamico e socialismo arabo.
Gheddafi nazionalizza i pozzi di petrolio, confisca le terre dei vecchi coloni italiani, abolisce le basi militari degli Stati uniti e della Gran Bretagna e si pone a capo dei paesi arabi più intransigenti nella lotta contro Israele e l’imperialismo occidentale.
Il potere del colonnello
All’interno della Libia il colonnello lancia una rivoluzione culturale che mira a recuperare i valori islamici e instaura una vera dittatura.
Con l’intento si superare la suddivisione in tribù, la Libia ne conta circa 140, e di sottrarre ai vari clan il potere, il dittatore attua una apparente forma di democrazia diretta basata sui Comitati di base per assegnare il potere al popolo.
In realtà la massima autorità è il colonnello Gheddafi che detiene il potere politico e militare e che raggiunge un’intesa con alcuni clan e tiene a bada con le armi gli altri, determinando una sfaldatura del paese tra Tripolitania e Fezan da una parte e Cirenaica dall’altra.
Cause della rivolta
Molteplici sono le cause che hanno dato vita alla rivola contro il regime dittatoriale di Gheddafi:
Disoccupazione e malcontento della popolazione aggravate dal lungo embargo internazionale, nonostante il reddito pro capite della popolazione libica sia tra i più alti nell’Africa Settentrionale grazie al petrolio di cui la Libia è uno dei maggiori produttori;
Il sollevamento delle tribù dissenzienti alla dittatura di Gheddafi e che il colonnello aveva per trent’anni tacitato con la repressione;
La notizia dalla rivolta negli altri paesi del Maghreb, Tunisia e Egitto, arrivata attraverso Internet che è un mezzo più difficilmente controllabile e che pertanto riesce ad evitare la censura ed il controllo dell’informazione.
A tali motivi vanno aggiunti poi le divisioni ideologiche tra riformisti guidati da Sef, figlio di Gheddafi, i conservatori, osservanti del Libro Verde e il gruppo dei tecnocrati interessati agli accordi con le multinazionali per la gestione del petrolio.
Scoppio della rivolta
La scintilla della rivolta scoppia a Bengasi dove, il 16 febbraio, un gruppo di manifestanti contro l’arresto di Fethi Tarbel, un avvocato difensore delle famiglie delle vittime del massacro di Abu Salim, viene attaccato dalle forze dell’ordine causando morti e feriti. Numerosi disordini fanno seguito al conflitto di Bengasi repressi con le armi dal regime che apre il fuoco sui manifestanti .
La rivolta
17 febbraio – Giorno della rabbia - i disordini si estendono alla città di Al Bedia, in seguito ad un appello apparso su Facebook che invita a scendere in piazza contro il regime.
18 febbraio - alcune tribù e reparti dell’esercito passano dalla parte dei rivoltosi e gli scontri diventano sempre più duri anche nella capitale ed a Musratha.
20 febbraio- le manifestazioni si trasformano in una vera insurrezione in tutta la parte orientale della Libia mentre la repressione diventa sempre più sanguinosa. Saif, figlio di Gheddafi promette delle riforme per fermare la guerra civile.
21 febbraio - dopo violenti disordini a Tripoli, Gheddafi fa attaccare i manifestanti con l’aviazione provocando un numero altissimo di vittime che non è possibile stimare data la chiusura delle comunicazioni e il blocco di Internet. L’ambasciatore libico richiede l’intervento delle Nazioni Unite in quanto Gheddafi sta effettuando un vero e proprio genocidio.
23 febbraio – l’est del paese è controllato dalle forze rivoluzionarie, alcune tribù e reparti militari combattono con i civili e pensano di marciare verso Tripoli.
Aumenta il prezzo del petrolio e Gheddafi minaccia di chiudere i pozzi petroliferi, mentre la Comunità internazionale prende in considerazione un intervento militare da parte della Nato.
25 febbraio – i ribelli conquistano Misurata e stringono d’assedio Tripoli costringendo Gheddafi e la sua famiglia in un bunker e propongono al colonnello di lasciare la Libia in cambio della promessa che non verrà processato per crimini contro l’umanità. Gheddafi risponde con una potente controffensiva.
28 febbraio - l’unione Europea adotta l’embargo mentre il consiglio di sicurezza valuta l’ipotesi de creare una zona di esclusione aerea sulla Libia.
2 marzo - Le truppe di Gheddafi bombardano Brega e Agedabia e si apprestano a riprendere Bengasi e nonostante la richiesta di Cessate il fuoco da parte dell’Onu le truppe governative continuano il massacro dei civili.
5 marzo – si combatte ad Al Zawiyah e Gheddafi attacca la città con i carri armati costringendo i ribelli a ripiegare ad est. Le truppe del Rais bombardano Brega e marciano alla volta di Bengasi.
Intervento ONU
Il 17 marzo in seguito al proseguimento delle operazioni militari del colonnello, l’ONU interviene militarmente attaccando le forza del regime e bombardando i mezzi corazzati dell’esercito e gli obiettivi militari.
Tuttavia, nonostante l’intervento delle Nazioni Unite, durante il mese di aprile non si ottengono sostanziali arretramenti dell’esercito di Gheddafi che controlla la Tripolitania né un avanzamento dei rivoluzionari che controllano la Cirenaica.
Il governo libico dichiara di aver ripreso il possesso di Misurata ma i rivoluzionari invece sostengono che la città non è ancora stata conquistata.
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