L imperativo morale deve essere a base della ricerca scientifica dice Giovanni Paolo secondo frase
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Questa celebre frase pronunciata da Giovanni Paolo II in un discorso tenuto presso la santa Sede e rivolto al corpo diplomatico dà una lettura cristiana delle problematiche sociali del nostro tempo.
Parlando della ricerca scientifica e, specificamente  di quella in campo genetico, papa Wojtyla afferma che essa deve essere spronata e incoraggiata con pensiero ed opere, ma deve procedere secondo gli imperativi morali propri dell’uomo cristiano.

Riferendosi ai progressi scientifici in campo medico ed all’utilizzo delle cellule staminali embrionali, il papa afferma che l’embrione umano è da considerarsi un nascituro e che pertanto non può essere considerato uno strumento di laboratorio.

L’embrione è l’inizio del ciclo vitale di un uomo e deve dunque godere della stessa dignità, dello stesso rispetto dell’essere umano e soprattutto del diritto alla vita.

E’ la stessa scienza che asserisce che biologicamente dal momento in cui avviene la fecondazione si costituisce un nuovo organismo diverso da quello del padre e della madre  che si svilupperà autonomamente in un individuo adulto, per cui  per lo stesso valore etico del rispetto della vita, va rispettata l’integrità dell’embrione.

Ciò non significa che la ricerca scientifica non debba progredire sulla strada delle staminali, ma essa può continuare nel campo delle cellule staminali adulte con le stesse prospettive di successo.

Una posizione prettamente cristiana quella di Giovanni Paolo II che può essere condivisa o meno, ma che sicuramente evidenzia l’importanza e la delicatezza della materia e invita a riflettere su tale argomento in considerazione del fatto che l’uomo è fatto di corpo e spirito.




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