Breve riassunto della storia della società e delle istituzioni di Sparta ed Atene le due polis più grandi ed importanti della Grecia. Gli eventi che dall’insediamento dei Dori portarono all’egemonia di Sparta nel Peloponneso e che dall’insediamento degli Ionici portarono Atene ad estendere la sua egemonia sull’Attica, tra il XII ed il VI secolo a.C..
Sparta società ed istituzioni
I Dori invadono la Laconia in un’epoca non precisata e pongono la loro capitale a Sparta prendendo il nome di Spartiati o Lacedemoni. Essi non si fondono con le popolazioni locali ma si insediano nel territorio come una minoranza armata e da questa situazione nascono gli ordinamenti di Sparta che dedicava gran parte della vita alle attività militari.
Gli Spartiati si dividono le terre migliori: ognuno ha un appezzamento il Cleros che può essere trasmesso in eredità al figlio maschio primogenito, ma che è inalienabile, in cambio di tale possesso deve contribuire alle spese pubbliche.
Le terre degli spartiati vengono coltivate dagli Iloti che sono dei servi privi di ogni diritto. Gli iloti versano una parte dei prodotti ai padroni che liberi da ogni incombenza possono dedicarsi alle attività politiche e militari.
I Perieci sono poi una classe intermedia di contadini commercianti che godono di diritti civili e possono possedere terra, ma non godono dei diritti politici.
Gli spartiati costituiscono il nerbo dell’esercito. A soli sette anni i ragazzi vengono affidati all’educazione pubblica e a venti anni diventano opliti e si dedicano alla difesa della patria sia contro i nemici esterni che contro eventuali ribellioni degli Iloti, fino all’età di sessanta anni.
Base dello stato militare in Sparta è l’Apella, un’assemblea cui partecipano tutti gli spartiati che hanno compiuto trent’anni , essa elegge i Gheronti che vengono scelti tra gli spartiati che hanno compiuto i sessant’anni e gli Efori che sono degli ispettori. I Gheronti costituiscono il Senato o Gherusia che ha potere legislativo e giudiziario ed a capo della città vi sono due re che hanno funzioni religiose, comandano l’esercito e devono rispondere del loro operato alla Gherusia.
La politica estera di Sparta è all’inizio molto aggressiva, in quanto essa ha bisogno di sempre nuove terre da dividere tra i figli degli spartiati, tra l’VIII ed il VII secolo a.C. la polis occupa la Messenia. Quando invece tenta di conquistare l’Arcadia ed Argo, Sparta incontra una dura resistenza per cui cambia politica , rinuncia all’aggressione e riduce le città dell’Arcadia, dell’Elide, e dell’Argolide ad alleate subalterne, creando la Simmachia Peloponnesiaca, che è un’salleanza militare tra tutte le città del Peloponneso fatta eccezione per Argo e l’Acaia. Sparta, più potente di tutte le altre polis riesce ad imporre la sua volontà nell’assemblea federale dominando di fatto tutto il Peloponneso.
Atene da repubblica aristocratica a repubblica democratica
La polis di Atene riesce ad unificare sotto la sua egemonia tutti i piccoli stati dell’Attica. Dapprima i vari sovrani dei piccoli stati micenei vengono affiancati dagli arconti, poi questi li sostituiscono definitivamente. Tutti gli arconti terminata la loro magistratura, partecipano all’Aereopago un supremo consiglio di aristocratici che ha il vero potere politico.
Nel 620 a.C. Draconte elabora le prime leggi scritte basate sulle consuetudini tradizionali, ma che possono considerarsi come un primo passo verso la caduta dei privilegi aristocratici.
Alcuni decenni più tardi Solone, arconte eponimo( era l’arconte che dava il nome all’anno durante il quale era in carica) vieta la concessione di prestiti garantiti dalla stessa persona del debitore e cancella tutti i debiti contratti in tale modo, inoltre attua un riforma della struttura politica ateniese trasformando il regime aristocratico in un regime fondato sulla ricchezza.
Egli divide i cittadini in quattro parti attribuendo ad ogni classe diritti e doveri proporzionati alle risorse economiche. Le prime tre classi hanno l’obbligo di armarsi a proprie spese e di versare contributi allo stato, solo le prime due possono rivestire le cariche più alte compreso l’arcontato, l’ultima classe, i Teti, sono esclusi da ogni carica.
Tutti i cittadini, compresi i teti, possono partecipare all’ecclesia, l’assemblea che elegge i magistrati e decide delle questioni importanti. In sostanza la riforma di Solone trasforma la repubblica aristocratica in una timocrazia fondata sulle differenze di condizioni economiche.
Nei decenni successivi a Solone Atene viene travagliata da una grave crisi e da contrasti politici tra i partiti. Di tale crisi a metà del IV secolo, approfitta Pisistrato che, alla guida del partito popolare, instaura una tirannide che riscuote ampi consensi tanto che gli ateniesi, alla sua morte, accettano come successore il figlio Ippia. Questi dapprima continua l’opera del padre, poi in seguito ad un’opposizione interna appoggiata da Sparta, diventa sempre più dispotico.
Nel 514 viene ucciso Ipparco, fratello di Ippia che per reazione scioglie l’esercito cittadino e si circonda di mercenari, indebolendo la città. Un gruppo di fuoriusciti, costringe Ippia a dimettersi, con l’appoggio di Sparta che sperava in un ritorno dell’aristocrazia ad Atene che, non sostenuta dal consenso popolare, avrebbe accettato la sua protezione. Tuttavia la forza economica raggiunta dalle classi medie e dai piccoli proprietari non consentiva un ritorno al predominio della nobiltà e lo stesso Clistene, capo dei fuoriusciti, divenuto arconte nel 508, inizia una ristrutturazione dello stato in forma democratica.
Clistene divide la popolazione dell’Attica in dieci tribù ognuna delle quali doveva fornire allo stato un reggimento di opliti, eleggeva uno stratego e sorteggiava fra i propri cittadini cinquanta rappresentanti da inviare ad Atene come membri della Bulè o Consiglio dei Cinquecento che era il centro politico del nuovo ordinamento. La Bulè era affiancata dall’Ecclesia cui partecipavano tutti i cittadini di almeno vent’anni che approvava o respingeva le proposte della bulè.Per garantire lo stato da un ritorno della tirannide Clistene istituisce l’ostracismo in virtù del quale chiunque fosse sospettato di congiurare contro l’ordinamento democratico veniva bandito per dieci anni. L’ordinamento di Clistene favorisce lo sviluppo di Atene tanto che la polis riesce ad affrontare e vincere, di li a dieci anni, il potente esercito persiano.
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